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Dichiarazione di conformità DM 37/2008: cosa deve contenere

Guida pratica alla dichiarazione di conformità degli impianti (DM 37/2008): quando è obbligatoria, cosa deve contenere e gli errori più comuni da evitare.

4 min di lettura
Installatore firma la dichiarazione di conformità accanto a una caldaia murale

Cos'è e quando è obbligatoria

La dichiarazione di conformità (spesso abbreviata in "DiCo") è il documento con cui l'impresa installatrice attesta di aver realizzato l'impianto secondo la regola dell'arte e nel rispetto della normativa vigente.

È obbligatoria al termine dei lavori per gli impianti rientranti nel DM 37/2008 — tra cui quelli di riscaldamento, climatizzazione, idrosanitari e di distribuzione del gas — sia nei lavori nuovi sia in molti interventi di modifica o ampliamento.

Senza DiCo, l'impianto non è formalmente in regola: niente accatastamento corretto, problemi in caso di compravendita dell'immobile e responsabilità a carico dell'installatore.

Cosa deve contenere

La dichiarazione non è un foglio generico: deve riportare una serie di elementi precisi, tra cui:

  • i dati dell'impresa installatrice e del responsabile tecnico
  • i dati del committente e dell'immobile
  • la tipologia di impianto e la descrizione dei lavori eseguiti
  • il riferimento ai materiali e ai componenti utilizzati
  • gli allegati obbligatori (come lo schema dell'impianto realizzato e la relazione con la tipologia dei materiali)

Sono proprio gli allegati a fare la differenza: una DiCo senza schema o con allegati incompleti è una DiCo che, di fatto, non regge.

Gli errori più comuni

  1. Allegati mancanti o generici. Lo schema d'impianto viene rimandato e poi dimenticato, oppure si allega un modello standard che non corrisponde a quello che è stato davvero installato.
  2. Dati raccolti male in cantiere. Marca, modello e caratteristiche dei componenti vengono annotati di fretta e poi ricostruiti a memoria in ufficio, con il rischio di sbagliare un riferimento.
  3. Documento compilato troppo tardi. Più passa il tempo dalla fine dei lavori, più diventa difficile ricostruire i dettagli con precisione.

Il vero collo di bottiglia: dal cantiere all'ufficio

Quasi sempre il problema non è "saper compilare" la dichiarazione, ma far arrivare in ufficio i dati giusti da chi era in cantiere. Il tecnico ha visto tutto con i suoi occhi, ma quelle informazioni viaggiano su foto sparse, messaggi vocali e foglietti — e qualcuno deve poi rimetterle in ordine a mano.

Chi raccoglie il dato in modo strutturato già sul posto — foto dei componenti, descrizione dell'intervento, riferimenti annotati subito — arriva alla compilazione con metà del lavoro già fatto e molti meno errori.


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