Torna alle risorse

Dichiarazione di conformità caldaia: guida 2026

Dichiarazione di conformità caldaia: chi la rilascia, cosa contiene, sanzioni DM 37/08 e legame con Ecobonus e Conto Termico 3.0. Guida con FAQ.

10 min di lettura
Tecnico termoidraulico controlla una caldaia a condensazione moderna in una centrale termica, verificando i dati per la dichiarazione di conformità

Hai appena fatto installare o sostituire la caldaia e ti chiedi se serve davvero un documento a parte, oltre alla fattura? Sì: si chiama dichiarazione di conformità (DiCo) ed è obbligatoria per legge ogni volta che un tecnico abilitato installa, sostituisce o modifica in modo rilevante un impianto di riscaldamento.

Questa guida è pensata per chi ha appena avuto un intervento sulla caldaia (o lo sta per fare) e per i tecnici che devono rilasciarla: vedrai chi è abilitato a firmarla, cosa deve contenere di specifico per un generatore di calore, cosa rischi se manca e perché oggi è anche la chiave per non perdere Ecobonus o Conto Termico. Per la DiCo in generale — contenuti del modello, allegati tecnici, sanzioni per tutte le categorie di impianti — la guida completa alla DiCo copre il quadro normativo di riferimento; qui invece ci concentriamo su cosa cambia quando l'impianto è una caldaia.

Cos'è la dichiarazione di conformità della caldaia

La dichiarazione di conformità della caldaia è il documento con cui l'impresa installatrice certifica che l'impianto di riscaldamento è stato realizzato a regola d'arte, secondo le norme tecniche vigenti. È prevista dal DM 37/08 (Decreto Ministeriale 22 gennaio 2008, n. 37), in vigore dal 27 marzo 2008, e non è un'opzione: è un obbligo di legge a carico di chi esegue il lavoro, non un servizio extra da richiedere.

Non certifica solo la caldaia come apparecchio — quella ha già una propria marcatura CE rilasciata dal produttore — ma l'intero impianto così come è stato installato o modificato: allacci, tubazioni, valvole di sicurezza, canna fumaria o scarico condensa, collegamento elettrico del bruciatore.

Quando è obbligatoria: installazione, sostituzione, interventi rilevanti

La DiCo per la caldaia è obbligatoria in tre casi: prima installazione di un impianto di riscaldamento, sostituzione del generatore di calore (anche a parità di potenza), e qualunque modifica rilevante a un impianto esistente. Non serve per la manutenzione ordinaria (pulizia, controllo fumi, piccola riparazione) che non altera la struttura dell'impianto.

Un dettaglio che spesso confonde chi non è del settore: se si sostituisce solo il generatore, lasciando invariata la rete di distribuzione (radiatori, tubazioni, valvole), la DiCo può essere limitata alla parte effettivamente modificata, come previsto dal DM 37/08 per gli interventi parziali su impianti preesistenti — non serve certificare l'intero impianto se il resto non è stato toccato.

Chi può rilasciarla: la lettera C del DM 37/08

La dichiarazione di conformità della caldaia deve essere firmata dal responsabile tecnico dell'impresa installatrice, ma solo se l'impresa è abilitata per la lettera c) dell'art. 1 del DM 37/08: impianti di riscaldamento, climatizzazione, condizionamento e refrigerazione, comprese le opere di evacuazione dei prodotti della combustione e delle condense e di ventilazione dei locali.

Questo è il punto che molti articoli generici saltano: non basta un'abilitazione qualsiasi. Un'impresa abilitata solo per la lettera a) (impianti elettrici) o per la lettera e) (impianti gas) non può firmare la DiCo di una caldaia se non ha anche l'abilitazione specifica per la lettera c) — nella pratica capita spesso che un'impresa abbia più lettere insieme (es. c ed e, dato che l'allaccio gas è quasi sempre coinvolto), ma è la lettera c) quella che copre il generatore di calore in sé.

Cosa deve contenere: dati tecnici specifici della caldaia

La DiCo per una caldaia usa lo stesso modello ministeriale (Allegato I al DM 37/08) di ogni altra dichiarazione di conformità — la guida alla DiCo spiega nel dettaglio le sezioni del modello e gli allegati tecnici obbligatori comuni a tutte le categorie di impianti — ma nella sezione dati tecnici va compilata con le informazioni specifiche del generatore installato:

  • Marca, modello e numero di matricola del generatore.
  • Tipologia (a condensazione, a camera stagna o aperta, ibrida) e combustibile utilizzato.
  • Potenza termica nominale e rendimento dichiarato dal produttore.
  • Dati del bruciatore, quando è un componente separato dal corpo caldaia.
  • Riferimento allo scarico fumi e al sistema di evacuazione condense.

Un errore comune sul campo: il numero di matricola riportato nella DiCo deve coincidere esattamente con quello sulla targhetta del generatore e con quello che verrà poi trascritto nel libretto d'impianto. Una discrepanza tra i due — capita quando il libretto viene aggiornato in un secondo momento, magari da un altro tecnico — normalmente emerge solo al controllo fumi periodico successivo, quando ormai è più complicato risalire all'origine dell'errore.

Cosa succede dopo: libretto d'impianto e controllo fumi

Una volta rilasciata, la DiCo va conservata insieme al libretto d'impianto (o libretto di generatore, secondo la normativa regionale in materia di esercizio e manutenzione degli impianti termici), il documento che accompagna la caldaia per tutta la sua vita utile e va aggiornato a ogni intervento di manutenzione, controllo fumi o sostituzione di componenti. La DiCo è il documento di partenza: certifica che l'impianto è stato installato correttamente; il libretto è lo storico che si aggiorna nel tempo.

Per le aziende che gestiscono contratti di manutenzione caldaie su più clienti, tenere allineati DiCo, libretto e scadenze di controllo fumi per ogni impianto in gestione è spesso il punto dove si perde più tempo in ufficio — è l'area coperta dal modulo manutenzione caldaie di Clemp, che collega rapportino, dati del bollino fumi e libretto d'impianto allo stesso intervento.

Sanzioni se manca la dichiarazione di conformità

Se la DiCo non viene rilasciata, o viene rilasciata con dati incompleti, si applicano le sanzioni amministrative previste dall'art. 15 del DM 37/08: da 100 a 1.000 euro per le violazioni di carattere formale o documentale, e da 1.000 a 10.000 euro per le violazioni più gravi, come la mancata dichiarazione su un impianto che compromette la sicurezza o che rientra tra quelli soggetti a obbligo di progetto (le stesse soglie valgono per tutte le categorie di impianti coperte dal decreto, non solo per il riscaldamento — la guida alla DiCo ne riporta il quadro completo). Le sanzioni ricadono sull'impresa installatrice, non sul proprietario dell'immobile — che però resta senza un documento spesso indispensabile per vendere casa, ottenere un mutuo o accedere agli incentivi fiscali.

DiCo caldaia, Ecobonus e Conto Termico 3.0: perché ti serve anche per l'incentivo

Se hai sostituito la caldaia per accedere a una detrazione fiscale o a un incentivo GSE, la DiCo non è solo un obbligo di legge: è parte della documentazione richiesta per non perdere l'agevolazione. Un punto che vale la pena chiarire, perché genera parecchia confusione: dal 1° gennaio 2025, per effetto della Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024, comma 55), la sostituzione dell'impianto di climatizzazione invernale con una caldaia a condensazione alimentata unicamente a combustibili fossili non è più ammessa né all'Ecobonus né al Bonus Ristrutturazioni, per le spese sostenute nel 2025, 2026 e 2027. Restano ammessi i sistemi ibridi certificati dal produttore (caldaia a condensazione abbinata a pompa di calore con un'unica centralina di controllo), le pompe di calore e i generatori a biomassa.

Chi si limita a sostituire la vecchia caldaia con una nuova caldaia a gas, per quanto efficiente, oggi non può più contare sull'Ecobonus per quella spesa: la DiCo resta comunque obbligatoria per legge, ma da sola non dà accesso alla detrazione se l'impianto installato è un generatore a combustibile fossile puro.

Per chi installa una soluzione ammessa (ibrida, pompa di calore, biomassa), dal 2026 lo strumento più rapido è il Conto Termico 3.0, gestito dal GSE: eroga un rimborso diretto sul conto corrente, fino al 65% della spesa (percentuale che può salire con la maggiorazione per componenti prodotti in UE), invece della detrazione IRPEF in dieci rate dell'Ecobonus. In entrambi i casi, il GSE o l'Agenzia delle Entrate possono richiedere la DiCo (o il libretto d'impianto aggiornato con i dati del nuovo generatore) come prova che l'installazione è stata eseguita da un'impresa abilitata secondo il DM 37/08: senza quel documento, la pratica si blocca in fase di verifica, anche se l'impianto è corretto.

Cosa fare se manca la DiCo di una caldaia già installata

Se la caldaia è già stata sostituita anni fa e la dichiarazione di conformità non salta fuori — persa, mai consegnata dall'installatore, o dell'impresa che nel frattempo ha chiuso — la soluzione non è rifare l'intervento, ma far verificare l'impianto esistente da un tecnico abilitato che rilasci una dichiarazione di rispondenza (DIRI), prevista dall'art. 7 comma 6 del DM 37/08 per questo esatto caso. Il meccanismo, i requisiti del tecnico abilitato a firmarla e i costi indicativi sono spiegati nella guida alla dichiarazione di rispondenza impianto elettrico: i principi (sopralluogo, verifica strumentale, relazione tecnica) sono gli stessi anche per un impianto termico, cambia solo il tipo di verifiche eseguite.

Quanto costa la dichiarazione di conformità della caldaia

Non è un servizio a parte da pagare separatamente: il rilascio della DiCo è un obbligo di legge dell'impresa installatrice ed è normalmente incluso nel costo dell'intervento di installazione o sostituzione. Se un preventivo per una nuova caldaia non menziona la DiCo tra i documenti consegnati a fine lavori, è la prima cosa da chiedere esplicitamente prima di affidare l'intervento.

Domande frequenti sulla dichiarazione di conformità caldaia

La dichiarazione di conformità serve anche se sostituisco solo la caldaia, senza toccare i radiatori? Sì. La sostituzione del generatore è di per sé un intervento soggetto a DiCo, anche se il resto dell'impianto di distribuzione resta invariato: in questo caso la dichiarazione può limitarsi alla parte effettivamente modificata.

Chi può firmare la dichiarazione di conformità di una caldaia? Il responsabile tecnico di un'impresa installatrice abilitata per la lettera c) dell'art. 1 del DM 37/08 (impianti di riscaldamento, climatizzazione, condizionamento e refrigerazione). Un'abilitazione solo elettrica o solo gas non è sufficiente.

Cosa rischio se l'installatore non mi rilascia la dichiarazione di conformità? L'impresa installatrice rischia una sanzione amministrativa da 100 a 1.000 euro per violazioni formali, fino a 10.000 euro nei casi più gravi (art. 15 DM 37/08). Tu, come proprietario, resti senza un documento spesso richiesto per vendere casa, ottenere un mutuo o accedere a Ecobonus e Conto Termico.

La dichiarazione di conformità della caldaia è obbligatoria anche per accedere all'Ecobonus? La DiCo è sempre obbligatoria per legge, indipendentemente dagli incentivi. Per l'Ecobonus e il Conto Termico 3.0, però, GSE e Agenzia delle Entrate possono richiederla come prova che l'installazione è stata eseguita a regola d'arte da un'impresa abilitata: senza, la pratica può bloccarsi in fase di verifica.

Una caldaia a condensazione a gas dà ancora diritto all'Ecobonus nel 2026? No, se è l'unico generatore installato: dal 1° gennaio 2025 la Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) ha escluso dall'Ecobonus e dal Bonus Ristrutturazioni la sostituzione con caldaie alimentate unicamente a combustibili fossili. Restano ammessi i sistemi ibridi, le pompe di calore e i generatori a biomassa.

Ho perso la dichiarazione di conformità di una caldaia installata anni fa: cosa faccio? Non serve rifare l'installazione: un tecnico abilitato può verificare l'impianto esistente e rilasciare una dichiarazione di rispondenza (DIRI), il documento sostitutivo previsto dal DM 37/08 per gli impianti privi della DiCo originale.

In conclusione

La dichiarazione di conformità della caldaia non è un dettaglio burocratico: è la prova che l'impianto è stato installato da chi ne aveva titolo (lettera c) del DM 37/08), con i dati tecnici corretti del generatore, e oggi è anche un passaggio che GSE e Agenzia delle Entrate possono chiedere per confermare Ecobonus o Conto Termico. Per chi installa e gestisce caldaie ogni giorno, il rischio reale non è dimenticarsene una volta, ma perdere il collegamento tra DiCo, libretto d'impianto e scadenze di controllo fumi quando i clienti in gestione sono decine. Il modulo manutenzione caldaie di Clemp tiene insieme rapportino, dati del generatore e libretto aggiornato a partire da una nota vocale e qualche foto mandate dal tecnico su WhatsApp, mentre il modulo Compliance prepara la bozza della DiCo dagli stessi dati raccolti in cantiere — la firma, come sempre, resta del tecnico abilitato.

Vuoi vederlo sul tuo flusso di lavoro?

Prenota una demo per vedere Clemp in azione sul tuo flusso di lavoro.