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Dichiarazione di Rispondenza Impianto Elettrico

Dichiarazione di rispondenza impianto elettrico: cos'è, chi la può firmare, quando serve e quanto costa secondo il DM 37/08. Guida pratica con FAQ.

10 min di lettura
Tecnico verifica un quadro elettrico esistente per rilasciare la dichiarazione di rispondenza

Hai un impianto elettrico già esistente, senza dichiarazione di conformità reperibile, e ti serve regolarizzarlo per vendere casa, ottenere un mutuo o riaprire una fornitura? Nella maggior parte dei casi il documento che ti serve non è la DiCo, ma la dichiarazione di rispondenza (DIRI).

In questa guida vedrai cos'è, chi può firmarla, come si ottiene, quanto costa indicativamente e in quali casi serve invece la dichiarazione di conformità.

Cos'è la dichiarazione di rispondenza impianto elettrico

La dichiarazione di rispondenza (DIRI) è il documento che attesta la sicurezza di un impianto elettrico già esistente quando la dichiarazione di conformità originale manca o non è più reperibile. È prevista dall'art. 7, comma 6 del DM 37/08 (Decreto Ministeriale 22 gennaio 2008, n. 37) e viene rilasciata da un tecnico abilitato dopo un sopralluogo, non dall'installatore che ha realizzato l'impianto.

A differenza della DiCo, non certifica un lavoro appena eseguito: certifica che un impianto già in esercizio rispetta (o è stato riportato a rispettare) le norme di sicurezza minime, anche se applicate con i criteri in vigore all'epoca della sua realizzazione.

La DIRI è nata per un problema molto concreto: tra il 1990 (anno della L. 46/90, prima legge organica sugli impianti) e il 2008 (entrata in vigore del DM 37/08) migliaia di dichiarazioni di conformità sono andate perse, tra cambi di gestione documentale, imprese chiuse e proprietari che si sono succeduti. Senza uno strumento sostitutivo, quegli impianti sarebbero rimasti bloccati in una zona grigia, impossibili da "sanare" senza rifare tutto da zero.

DIRI e dichiarazione di conformità: la differenza in breve

La differenza principale è quando si usa ciascun documento: la DiCo certifica un impianto nuovo o appena modificato, la DIRI certifica un impianto esistente di cui manca la DiCo originale.

Dichiarazione di conformità (DiCo)Dichiarazione di rispondenza (DIRI)
Quando si usaImpianto nuovo o modificatoImpianto esistente, DiCo mancante o irreperibile
Chi la firmaL'impresa installatrice che ha eseguito i lavoriUn tecnico abilitato che non ha eseguito i lavori (verifica ex post)
Base della certificazioneMateriali e lavorazioni eseguiti direttamenteSopralluogo, esame a vista e prove strumentali
Impianti post 27/03/2008Sempre obbligatoriaNon utilizzabile: serve la DiCo

Se stai valutando per la prima volta se ti serve una DiCo o una DIRI, la guida DiCo copre nel dettaglio contenuti, allegati tecnici e chi la può firmare per un impianto nuovo.

Quando serve la dichiarazione di rispondenza impianto elettrico

Serve ogni volta che devi dimostrare la regolarità di un impianto elettrico esistente e la dichiarazione di conformità originale non salta fuori, per nessun motivo: persa, mai rilasciata, o dell'impresa che nel frattempo ha chiuso.

Le situazioni più frequenti in cui viene richiesta sono:

  • Compravendita dell'immobile, quando il notaio chiede la documentazione impiantistica in fase di rogito.
  • Richiesta di mutuo o perizia bancaria.
  • Riapertura di un allaccio (gas, elettricità) dopo un periodo di sospensione.
  • Pratiche di agibilità, dove il DPR 380/2001 (Testo Unico dell'Edilizia) richiede la dimostrazione di conformità degli impianti tra i documenti necessari.
  • Locazione, quando il proprietario deve fornire garanzie sulla sicurezza dell'impianto all'inquilino.

Non serve, e non può essere usata, per un impianto realizzato o modificato dopo il 27 marzo 2008 (entrata in vigore del DM 37/08): in quel caso l'unico documento valido è la dichiarazione di conformità, a carico di chi ha eseguito i lavori. Per capire se l'impianto di casa rientra in questo caso, vedi la guida a impianto elettrico a norma, che spiega quando un impianto è considerato regolare a prescindere dall'età.

Chi può rilasciare la dichiarazione di rispondenza

Non tutti i tecnici abilitati alla DiCo possono firmare anche una DIRI: la legge chiede un'esperienza minima più alta, perché qui non si certifica un lavoro fatto in prima persona, ma si valuta un impianto altrui solo dopo un'ispezione.

Il DM 37/08 individua due casi:

  • Impianti senza obbligo di progetto: la DIRI può essere firmata dal responsabile tecnico di un'impresa abilitata ai sensi dell'art. 3 del DM 37/08, a condizione che ricopra quel ruolo da almeno 5 anni nel settore impiantistico specifico. In alternativa può firmarla un professionista iscritto al proprio ordine o collegio (ingegnere, perito industriale, geometra abilitato in casi specifici), sempre con almeno 5 anni di esperienza comprovata in quel settore impiantistico.
  • Impianti soggetti a obbligo di progetto: la può firmare solo un professionista iscritto all'albo, con gli stessi 5 anni minimi di esperienza specifica.

In pratica: un installatore appena abilitato può firmare la DiCo di un impianto che ha appena montato, ma non può firmare la DIRI di un impianto esistente che non conosce, se non ha ancora maturato l'anzianità richiesta.

Come si ottiene: sopralluogo, verifiche e relazione tecnica

La DIRI non è un modulo da compilare a tavolino: nasce sempre da un sopralluogo tecnico sul posto, non è mai un'autocertificazione a distanza.

La procedura segue in genere questi passaggi:

  1. Raccolta delle informazioni preliminari: anno presunto di realizzazione, eventuali documenti già disponibili (schemi, libretti, vecchie certificazioni), destinazione d'uso dell'immobile.
  2. Sopralluogo ed esame a vista: il tecnico ispeziona il quadro elettrico, le linee, le prese e i punti luce visibili, cercando anomalie evidenti.
  3. Prove strumentali: misura della continuità del conduttore di protezione, verifica dell'intervento del differenziale, controllo dell'impianto di terra con strumentazione dedicata.
  4. Confronto con la normativa dell'epoca: l'impianto viene valutato rispetto alle regole in vigore quando è stato realizzato, non rispetto alla CEI 64-8 attuale (oggi alla 9ª edizione, novembre 2024) — a meno che l'impianto non venga nel frattempo modificato.
  5. Relazione tecnica e rilascio: il tecnico redige una relazione con l'esito delle verifiche, allega schemi e planimetrie disponibili, appone timbro e firma sulla DIRI.

Se l'impianto non è a norma nemmeno per l'epoca: gli adeguamenti minimi

Se durante il sopralluogo emergono anomalie, la DIRI non si può rilasciare finché non vengono risolte: non è una formalità che si firma comunque.

Nella pratica, i motivi più comuni per cui un impianto elettrico anni '70-'90 richiede un piccolo intervento prima di poter ottenere la DIRI sono l'assenza dell'interruttore differenziale (il "salvavita", diventato obbligo di adeguamento con la L. 46/90) e un impianto di terra assente o non funzionante. Alle due voci principali si aggiungono spesso cassette di derivazione senza coperchio o danneggiate, l'assenza di etichettatura del quadro elettrico, e una resistenza di isolamento dei conduttori fuori soglia ai test strumentali: sono tutte non conformità che si riscontrano di frequente sugli impianti di quell'epoca e che richiedono un intervento mirato, non un rifacimento completo.

Se le anomalie sono più estese — impianto completamente da rifare, ad esempio — a quel punto non ha più senso una DIRI: conviene rieseguire l'impianto e rilasciare una DiCo nuova, che copre anche le parti non toccate.

Quanto costa la dichiarazione di rispondenza impianto elettrico

Non esiste un tariffario ufficiale: il costo dipende da dimensione dell'impianto, numero di quadri elettrici, documentazione già disponibile e complessità delle verifiche.

Come riferimento di mercato, per un appartamento di dimensioni standard le cifre osservate per la sola dichiarazione di rispondenza dell'impianto elettrico (sopralluogo e prove strumentali incluse) si aggirano indicativamente tra 250 e 800 € + IVA. Il prezzo sale per immobili commerciali, uffici o capannoni, dove le verifiche richieste sono più numerose.

A questo si sommano, se necessari, i costi dei piccoli adeguamenti individuati durante il sopralluogo (sostituzione del differenziale, ripristino della messa a terra): per questo motivo un preventivo serio arriva sempre dopo un primo sopralluogo, non prima.

Validità: quanto dura e quando bisogna rifarla

La DIRI non ha una scadenza formale: resta valida finché l'impianto resta quello descritto nella relazione tecnica.

Perde validità (per la parte interessata) nel momento in cui l'impianto viene modificato: da quel momento serve una nuova dichiarazione di conformità, non un aggiornamento della DIRI. Un caso molto comune sul campo è la sostituzione di una caldaia a gas su un impianto di adduzione più vecchio del 2008 e privo di DiCo: in quella situazione si emette una DIRI per la parte di impianto esistente non toccata e una DiCo per l'intervento appena eseguito, citando la DIRI tra gli allegati.

Un chiarimento normativo: cosa non cambia con il DM 130/2025

Il DM 130/2025 ha aggiornato il DM 37/08, ma solo per la lettera b) dell'art. 1: impianti radiotelevisivi, di ricezione TV, telefonia, dati e fibra ottica, in funzione della banda ultra larga. Non riguarda gli impianti elettrici di alimentazione né la disciplina della dichiarazione di rispondenza per l'impianto elettrico, anche se diverse fonti online lo citano genericamente come "aggiornamento sugli impianti elettrici" — è impreciso, e vale la pena saperlo per non confondersi consultando fonti diverse.

Domande frequenti sulla dichiarazione di rispondenza impianto elettrico

La dichiarazione di rispondenza si può fare anche per un impianto degli anni '70 o '80? Sì. La DIRI si può rilasciare per qualsiasi impianto esistente privo di dichiarazione di conformità, indipendentemente dall'anno di realizzazione: il tecnico verifica la rispondenza ai requisiti minimi di sicurezza in vigore all'epoca, non alle norme attuali.

Un geometra può firmare la dichiarazione di rispondenza? Solo se iscritto a un albo che lo abilita alla progettazione di impianti tecnologici e con almeno 5 anni di esperienza specifica nel settore impiantistico interessato: nella maggior parte dei casi pratici, la firma spetta a ingegneri, periti industriali o al responsabile tecnico di un'impresa abilitata.

Quanto costa la dichiarazione di rispondenza per un impianto elettrico? Indicativamente tra 250 e 800 € + IVA per un appartamento standard, sopralluogo e prove strumentali incluse; di più per immobili commerciali o industriali. Il prezzo esatto arriva solo dopo un sopralluogo.

La dichiarazione di rispondenza ha una scadenza? No, non ha una scadenza formale. Perde validità solo se l'impianto viene modificato: a quel punto serve una nuova dichiarazione di conformità per la parte modificata.

Serve la DIRI per vendere casa? Spesso sì: se manca la dichiarazione di conformità originale, il notaio la richiede in fase di rogito per attestare la regolarità degli impianti dell'immobile.

Posso sostituire una caldaia se l'impianto del gas non ha la dichiarazione di conformità? Sì, ma il tecnico dovrà emettere una DIRI per la parte di impianto esistente non toccata dall'intervento e una DiCo per la parte nuova, citando la DIRI tra gli allegati della DiCo.

Cosa succede se non ho né DiCo né DIRI e devo vendere l'immobile? La vendita può procedere, ma la mancanza di documentazione impiantistica va dichiarata e può rallentare il rogito o portare l'acquirente a chiedere una DIRI prima di procedere: conviene regolarizzare prima di mettere l'immobile sul mercato.

In conclusione

La dichiarazione di rispondenza serve a sbloccare situazioni molto comuni — vendite, mutui, riaperture di fornitura — quando l'unico problema è un pezzo di carta perso, non un impianto davvero pericoloso. Il punto di attenzione reale è scegliere il tecnico giusto: deve avere i 5 anni di esperienza richiesti nello specifico settore impiantistico, non in generale.

Per gli impianti nuovi, invece, il problema è diverso: evitare che la DiCo si perda di nuovo tra cantiere e ufficio. Il modulo Compliance di Clemp prepara la bozza della dichiarazione di conformità a partire dai dati raccolti dal tecnico sul campo (foto, note vocali da WhatsApp) e la archivia insieme al libretto d'impianto, così in futuro non serve più rincorrere una DIRI per un documento che in realtà esiste già, solo introvabile. La firma, in ogni caso, resta sempre del tecnico abilitato che ha verificato l'impianto.

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